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Lunedì 26 novembre Ore 16:15 - 20:15 - 22:30
COSMOPOLIS
(Canada/Francia 2012) di David Cronenberg – dur. 105'
con Robert Pattinson, Juliette Binoche, Paul Giamatti, Samantha Morton, Mathieu Amalric
“Cosmopolis” racconta la storia di un giovane manager multimiliardario, Eric Packer (Robert Pattinson), che attraversa New York nella sua limousine, deciso ad andare nel suo vecchio quartiere per farsi tagliare i capelli. Nella sua auto superaccessoriata e computerizzata in costante contatto coi mercati azionari, l'uomo fa riunioni di affari, si sottopone ad approfondite visite mediche, costantemente protetto da guardie del corpo che sanno che uno stalker potrebbe ucciderlo.

Premi:
In concorso al Festival di Cannes (più 2 nomination a premi internazionali).

Così la critica:
Natalia Aspesi (La Repubblica)

Il film più contemporaneo del Festival di Cannes, straordinario specchio dell'attuale caos finanziario e umano che sta devastando il mondo, nasce da un romanzo memorabile del 2003, “Cosmopolis” dell' americano Don DeLillo. “Un romanzo profetico in modo inquietante”, dice David Cronenberg, il regista canadese da cui ci si aspettano crudeltà e deviazioni: il suo “Cosmopolis” (…) dona immagini claustrofobiche febbrili agli eventi catastrofici e ai dialoghi del romanzo, usato come una vera e propria sceneggiatura già pronta.

Natalino Bruzzone (Il Secolo XIX)
Apocalittico e disintegrato. È il mondo d’oggi che sta lasciandosi trasportare verso la distruzione e la morte. Un futuro da incubo che è già cominciato. David Cronenberg in “Cosmopolis” non nasconde affatto la propria convinzione beffardamente “marxista” sul capitalismo, sconvolto dalla sua stessa e mascherata identità che si chiama crisi globale.

Vittorio Escobar (Il Sole 24Ore)
Uno spettro si aggira per il mondo... Questo si sente e si legge (su un muro, in una scritta luminosa) in “Cosmopolis”. L'ovvio riferimento è a Karl Marx, anche se non del comunismo ora si tratta, ma del capitalismo. Anzi, della sua fase senile, elegante e crudele come sa essere il dominio finanziario del pianeta. (…) Oltre all'autore del “Manifesto”, sono chiamati in causa almeno Marcel Proust – come la sua stanza, la limousine del ricchissimo Eric Packer (Robert Pattinson) è foderata di sughero – e il James Joyce di “Ulysses”.

DAVID CRONENBERG – Ontario (Canada), 1943
Il canadese David Cronenberg fa parte di quel gruppo di registi che verso la fine degli anni ’70 crearono il cosiddetto nuovo horror rinnovando archetipi e situazioni e rivoluzionando il genere dall’interno. La grande novità sta nei temi trattati: il rapporto uomo-macchina e in generale uomo-scienza, il sesso come impulso frenetico legato alla malattia se non addirittura alla morte; e poi le mutazioni biologiche dell’uomo che è essenzialmente carne, le escrescenze e il pessimismo tragico di fondo per cui all’uomo non è possibile alcuna scelta razionale perché guidato solo dall’istinto. La grandezza del regista sta anche nella scelta di una regia sobria e sempre piuttosto lenta che tenta di drammatizzare l’azione dilatando i tempi piuttosto che generare frenesia. Il nuovo orrore di Cronenberg è perciò fisico e psicologico, “corporeo e ghiandolare” (Venturelli), figlio di un nichilismo post sessantottesco che vede nel corpo-involucro uno straordinario motivo d’interesse. Cronenberg esordisce negli anni ‘60 con alcuni cortometraggi, passando poi alla televisione all’inizio degli anni ‘70. Il suo primo film per il cinema è “Il demone sotto la pelle” (1975) e negli anni successivi conquista un grande successo internazionale con “Scanners” (1981), “Videodrome” (1983), “La zona morta” (1983), “La mosca” (1986), “Inseparabili” (1988), “Il pasto nudo” (1991), “Crash” (1996, Gran Premio della Giuria al festival di Cannes). Dopo aver firmato nel 1999 quello che è secondo molti il suo capolavoro, “eXistenZ”, abbandona l’horror e la fantascienza per realizzare film di generi differenti e su nuove tematiche: “Spider” (2002), “A History of Violence” (2005), “La promessa dell’assassino” (2007) e “A Dangerous Method” (2011).

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