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Lunedì 25 marzo Ore 16:15 - 20:15 - 22:30
A SIMPLE LIFE
(Hong Kong 2011) di Ann Hui – 117'
con Andy Lau, Deanie Ip, Qin Hailu, Wang Fuli, Erman Lam
Tra l'anziana domestica Ah Tao, a servizio della famiglia Leung da sessant’anni, e Roger, il suo padrone, che lavora nell’industria cinematografica, si instaura un rapporto che assomiglia a quello tra una madre e il proprio figlio, destinato a intensificarsi durante la degenza in ospizio di Ah Tao. Basata su una storia vera è una pellicola profondamente umana sulla vecchiaia e sul valore dei sentimenti che ha commosso il pubblico alla Mostra del Cinema di Venezia.

Premi:
Vincitore di 23 premi internazionali (più 9 nomination) tra cui 5 premi al Festival di Venezia (tra i quali la Coppa Volpi come miglior attrice), 2 premi agli Asian Film Awards (attrice, attore preferito dal pubblico), 5 premi agli Hong Kong Film Awards (attore, attrice, regia, film, sceneggiatura)

Così la critica:
Emanuele Sacchi (MYmovies)

Riecheggia qualcosa di Ozu nella dinamica servo/famiglia, ma la cifra stilistica è inconfondibilmente quella di Ann Hui, che accarezza con la macchina da presa i corpi dei suoi personaggi, ma soprattutto le espressioni, anche le meno percettibili, carpendo sguardi e ammiccamenti furtivi tra due personaggi che spesso non necessitano di parole per comunicare il reciproco affetto.

Emanuele Rauco (La rivista del Cinematografo)
Da una storia piccola, semplice e in fondo anche banale, la regista ha tratto una storia che sa andare al cuore dello spettatore in modo diretto, senza orpelli di alcun genere, rivelando una grande attrice, Deanie Ip.

Bruno Fornara (FilmDoc)
Ann Hui usa uno stile semplice come è semplice la storia che racconta: la semplicità è il suo modo di dire, di rispettare un sentimento, un momento, un gesto. La perfezione del film sta esattamente in questo: nel riuscire a dimostrare come la consapevolezza della fine non fa perdere neppure un istante dell'adesso. “A Simple Life” insegna che ognuno ha un posto nell’esistenza. Senza smancerie né patetismi. Eppure ti viene alla fine un groppo in gola. Per le tante tranquille emozioni.

ANN HUI – Anshan (Cina), 1947
“Ann Hui è la Madre del cinema di Hong Kong, regista straordinaria che col suo talento unico ed inimitabile ha attraversato le diverse fasi del cinema hongkonghese, dalla new wave della fine degli anni '70, alla crisi degli anni '90 con la fuga dei grandi talenti, all'handover del 1997 e al graduale ritorno ad un cinema capace di stupire e di essere da modello per tanti registi occidentali” (Termenini, Cineforum). Nata nel 1947 in Manciuria, da padre cinese e madre giapponese, si trasferisce ancora piccola a Macao e poi a Hong Kong. Dopo essersi laureata in letteratura inglese alla Hong Kong University nel 1972, frequenta per due anni la London Film School. Assistente alla regia, regista di telefilm e di un paio di lungometraggi sulla dura lotta per la sopravvivenza dei profughi vietnamiti, “si fa notare per il piglio documentaristico e la libertà formale” (Locati). I film successivi sono l’inizio di una carriera in cui Ann Hui “riesce a riformulare e ammodernare l'estetica e l'etica del cinema di Hong Kong, in una spinta che non è di aperta rottura, ma di forte rielaborazione critica”. Se non vale la pena elencarne i titoli (i film sono tutti inediti in Italia), bisogna comunque notare come la regista spazi da thriller densi di atmosfere malinconiche a inconsuete ghost stories, da commedie leggere e agrodolci a wuxiapian in piena regola, da meditazioni sul filo dell'autobiografia a potenti riflessioni sullo spaesamento, da noir crepuscolari a drammi esistenziali.

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