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Proiezione sostituita con The Grandmaster
THE MASTER
(Stati Uniti, 2012) di Paul Thomas Anderson (137')
Con Joaquin Phoenix, Philip Seymour Hoffman, Amy Adams, Laura Dern, Ambyr Childers
Anni ‘50. Freddie Quell è un soldato uscito dalla Seconda Guerra Mondiale con il sistema nervoso a pezzi e vagabondando per le strade ossessionato dal sesso e dall'alcool si imbatte un giorno in Lancaster Dodd, un veterano di guerra fondatore e leader carismatico di un gruppo pseudo-religioso basato su metodi piuttosto innovativi. Freddie ne diventa quindi uno degli adepti subendo il fascino della figura di Lancaster, divenuto per lui uno spirito guida da ossequiare e seguire.

Premi:
Vincitore di 61 premi internazionali (più 76 nomination) tra cui 3 nomination all'Oscar (Attore protagonista, Attore non protagonista, Attrice non protagonista) e 3 premi (Fipresci, Leone d'Argento alla regia, Coppa Volpi miglior attore) alla Mostra del Cinema di Venezia.

Così la critica:
Paolo Mereghetti (Il corriere della sera)
‘The Master’ tanto bello nella sua forza visiva quanto stimolante in quella emotiva. Se può avere un possibile neo è nella sua fragilità narrativa ma il rapporto che lega i due protagonisti è talmente forte , inquietante e ricco di sfumature da far passare quella “mancanza” in secondo piano (…) il vero soggetto del film è la fragilità psicologica dell’homo americanus, il bisogno di tutta una nazione di avere chi la soggioghi e la guidi pur rivendicando sempre il suo bisogno di libertà.

Justin Chang (Variety)
‘The Master’ è finalmente un quadro ironico ma non patetico della suggestionabilità e vulnerabilità umana, nella disconnessione che si verifica quando il comportamento umano resiste ostinatamente alla forza di un individuo.(…) La forza del film è che lascia lo spettatore con una speciale e perversa forma di ottimismo. Quando qualcuno promette e offre la libertà-schiavitù, la follia potrebbe essere la migliore difesa per la sanità mentale.

Giulio Sangiorgio (FilmTV)
Ogni riferimento a Hubbard, Scientology e al suo stato nascente tra i detriti del conflitto mondiale è tutt’altro che casuale. Ma di relativa importanza. Non è un pamphlet contro un falso profeta, ‘The Master’. È, più profondamente, la messa in scena di una lotta - a tratti d’insostenibile violenza emotiva, a tratti prossima all’armonia erotica della danza - tra colonizzatore e colonizzato, analisi di una dialettica tra servo e padrone, condizionamenti e resistenze, reciproca soddisfazione e scarti indomabili.

PAUL THOMAS ANDERSON - Los Angeles (Stati Uniti), 1970
"Uno dei più apprezzati e acuti registi del nuovo panorama hollywoodiano, capace di coniugare uno straordinario senso del racconto corale a uno sguardo sofferto e dilatato sulla densità emozionale di rapporti umani" (Canova). Dopo un tirocinio come assistente alla produzione, esordisce alla regia nel 1996 con 'Sydney', un film drammatico ambientato negli squallidi casinò di Reno. Il successo arriva l'anno successivo, con 'Boogie Nights' (1998), la storia tormentata di un attore porno dalla fama improvvisa alla rovina totale. Il successivo ‘Magnolia’ (1999, Orso d’oro a Berlino) è un ambizioso affresco sulla patologia del vivere, raccontato attraverso una folla di personaggi che lottano per affermare la loro sofferta esistenza. Dopo la commedia "deliberatamente sbilanciata rispetto ai canoni del genere" 'Ubriaco d'amore' (2002, premio per la miglior regia a Cannes), neanche con il successivo ‘Il Petroliere’ (2007, un grande prodotto di intrattenimento narrativo) Anderson "smette di guardare il mondo con la sua speciale vena di cinismo" (Porro, CdSera). ‘The Master’ è il suo sesto lungometraggio.

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