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Lunedì 18 novembre Ore 16:15 - 20:15 - 22:30
NO - I GIORNI DELL'ARCOBALENO
(Cile, USA 2012) di Pablo Larrain (110')
Con Gael Garcia Bernal, Alfredo Castro, Luis Gnecco, Antonia Zeger, Elsa Poblete, Pascal Montero
Cile, 1988. Il dittatore Pinochet decide di indire un referendum popolare per il mantenimento o l’abolizione della dittatura. Concede quindi al cartello del NO 15 minuti di comunicazione libera in tv. I promotori referendari assoldano un giovane pubblicitario di origine messicana, René Saavedra che, cresciuto sotto il regime, condivide il disegno politico dei comunisti, dei socialisti e dei democristiani che da 15 anni attendono la libertà.

Premi:
Vincitore di 5 premi internazionali (più 5 nomination) premio CICAE al Festival di Cannes e la nomination all'Oscar come Miglior film straniero.

Così la critica:
Roberto Escobar (L’Espresso)
Nel 1988, quando indice un referendum sulla sua permanenza al potere, Augusto Pinochet s’aspetta di trionfare. Costretto a ripulire la propria immagine internazionale, è convinto che alla libertà e alla giustizia i cileni preferiranno un ordine certo, per quanto costruito su torture e omicidi. Da questa prospettiva realistica sulla disponibilità degli uomini e delle donne ad affidarsi al potere, qualunque esso sia, prende spunto “No – I giorni dell’arcobaleno”. Ispirandosi a un testo teatrale di Antonio Skarmeta, Pablo Larrain e lo sceneggiatore Pedro Peirano raccontano come i partiti democratici riescano a vincere, pur contro la loro stessa aspettativa. Lo fanno montando vecchi filmati televisivi in formato 4:3 – si rivede Karol Wojtyla che sorride al dittatore soddisfatto e gli stringe la mano – e per il resto girando con una macchina da presa analogica nello stesso formato.

Mauro Gervasini (Film TV)
Cineasta dal limpido talento, Pablo Larrain dopo il capolavoro Post Mortem (2010), anatomia del Cile devastato dal golpe militare, rimette insieme i cocci raccontando un evento epocale non solo per la vittoria della democrazia ma perché traghettò il paese da una condizione di chiusura “franchista” alla modernità dell’era consumista. Vedendo No. I giorni dell’arcobaleno hanno tutti gioito per le sorti della gioiosa macchina da guerra democratica, sottolineando (giustamente) lo stile aspro del regista, al solito restio alla spettacolarizzazione dei valori condivisi, fossero pure estetici.
PABLO LARRAIN - Santiago del Cile (Cile), 1976
Pablo Larraín (studi in Comunicazione audiovisiva alla UNIAAC di Santiago e fondatore della casa di produzione Fabula) debutta alla regia nel 2006 con 'Fuga', premiato ai festival di Cartagena (miglior opera prima), Malaga (miglior film latino-americano) e Trieste (miglior film e premio della giuria). Il successivo 'Tony Manero' (2008, miglior film al Torino FF e candidato all’Oscar) è il glaciale racconto della discesa agli inferi di un ossessionato fan di mezza età del John Travolta. La sua vicenda, da ritratto grottesco di un maldestro perdente, si trasforma nella storia di un brutale serial killer. “Un film - annota Mereghetti - magari non perfetto stilisticamente, ma forte e inventivo, dove le qualità della messa in scena e l'originalità dell'idea hanno trasformato in pregi i possibili difetti”. Anche nel suo terzo film ('Post mortem', 2010 ) Larraín mette in scena la vita di un piccolo e spietato uomo qualunque, qui un funzionario di obitorio innamorato di una ex ballerina in disarmo. “Asciugando i dialoghi e privilegiando la fredda oggettività dei piani fissi, il film affronta il tema delle scelte personali di fronte ai grandi fatti della Storia, interrogandosi sulla responsabilità di tutti quelli che preferiscono seppellire sotto un cumulo di macerie anche la propria coscienza morale” (Mereghetti). Nello stesso 2010, Larraín realizza 'Prófugos', prima serie televisiva prodotta in Cile dalla HBO.
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