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Lunedì 16 dicembre Ore 16:15 - 20:15 - 22:30
AMOUR
(Francia/ Austria/ Germania, 2012) di Michael Haneke (105')
Con Emmanuelle Riva, Jean-Louis Trintignant, Isabelle Huppert

George e Anne sono due insegnanti di musica in pensione che hanno una figlia, musicista anch'essa e vivono in un agiato appartamento parigino la loro vecchiaia serena e complice, finché Anne, improvvisamente viene colpita da ictus.

Premi:
Vincitore di 49 premi internazionali (più 37 nomination) tra cui l'Oscar come miglior film straniero e 4 nomanition all'Oscar (Film, Attrice non protagonista, Regia, Sceneggiatura-originale), il Golden Globes come Miglio film straniero, la Palma d'Oro al Festival di Cannes e il David di Donatello come Miglior film dell'Unione Europea.

Così la critica:
Roberto Silvestri (Il Manifesto)

Il film, magnifico nella sua semplicità (...) segna il ritorno davanti alla macchina da presa dei due mitici attori francesi (...). Sono gli esecutori perfetti di una partitura ad alto quoziente di difficoltà che il ‘cineasta della crudeltà’ modella come un kammerspiel atroce. Un’analisi microscopica dell'amore condotta fino ai confini della morte e oltre.

Paolo Mereghetti (Il Corriere della sera)
Una specie di calvario (...) che Haneke racconta con il suo tipico occhio da entomologo dell umanità. I momenti più illuminanti (per le perdite di controllo della donna sul proprio corpo) si intrecciano alle prove più strazianti d’amore e di disponibilità (da parte dell uomo). Haneke le filma senza compiacimento ma anche senza nascondere niente, ottenendo dai suoi due protagonisti un eccezionale prova di mimetismo interpretativo.

Paolo D'Agostini (La Repubblica)
Una di quelle sfide all’essenza del cinema, come comprensibilmente quasi tutti la intendono, che conferma quanto il cinema possa essere grande e scavare in profondità nell animo umano.

MICHAEL HANEKE - Monaco (Germania), 1942
"Quello che cerco è un tipo di atmosfera riconoscibile per lo spettatore medio di un qualsiasi Paese industrializzato. E poi la distruggo" (Haneke, 2012). "Moralista sempre in anticipo sui tempi, Haneke è arrivato con troppo ritardo sui nostri schermi. Meglio tardi che mai, comunque. Alla fine del millennio, nessuno come lui ha saputo rappresentare l'angoscia di una vita affollata di marche e merci. Certo, colpiva di più il mixaggio tra finzione e telegiornali dei 71 frammenti , rispetto ai raffinati inganni di Storie. Ma Haneke continua ad avere un coraggio che lo fa sembrare un gigante rispetto ai contemporanei. Il coraggio di proporre domande senza spiattellare soluzioni concilianti. Non sono un fabbricante di opinioni - dichiara. La cosa interessante di un tavolo è la sua qualità, la sua forma, il modo in cui il materiale è stato lavorato, e non l’opinione dell’ebanista . Pochi registi mostrano tanto rispetto per lo spettatore. E hanno ancora fiducia che il cinema aiuti a vedere la realtà in modo diverso, a costo di farci male" (Pezzotta, CdSera, 2001). "è sempre con una certa trepidazione che ci si accinge a guardare un film di Haneke perché l'autore austriaco ha l'abitudine di mettere a dura prova gli spettatori. Seri, cupi fino alla tetraggine, senza luce e speranza, con improvvise esplosioni di violenza, i suoi lavori vanno a colpire i nostri punti più deboli" (Porcelli, Cineforum, 2012). Filmografia essenziale: 'Il settimo continente' (1989), 'Benny s Video' (1992), '71 frammenti di una cronologia del caso' (1994), Funny Games (1997), 'Storie' (2000), 'La pianista' (2001), Il nastro bianco (2009, Palma d'oro a Cannes).
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