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Lunedì 05 febbraio Ore 16:15 - 20:15 - 22:30
LA RAGAZZA SENZA NOME

(Belgio, 2016) di Luc Dardenne, Jean-Pierre Dardenne – dur. 113’
con Adele Haenel, Jérémie Renier, Olivier Gourmet, Fabrizio Rongione, Thomas Doret.

Jenny Davin è una giovane dottoressa molto stimata che conduce il suo ambulatorio di medico condotto dove va a fare pratica anche Julien, uno studente in medicina. Una sera, un'ora dopo la chiusura, qualcuno suona al campanello e Jenny decide di non aprire. Il giorno dopo la polizia chiede di vedere la registrazione del video di sorveglianza dello studio perché una giovane donna è stata trovata morta nelle vicinanze.


Premi:
Vincitore di 1 premio internazionale più 4 nomination. In concorso al Festival di Cannes.

Locandina del film immagine tratta dal film
Così la critica:
Goffredo Fofi (Internazionale)
Con ostinata fedeltà a una loro idea di cinema e di morale, i Dardenne raccontano personaggi che ci sembrano veri, li seguono e li scrutano e ci spingono a farlo anche a noi, in una rete di piccoli fatti che diventano significativi, depurando la narrazione dalle sue tentazioni naturaliste. Scelgono da sempre, per aderire alla loro visione delle cose, una narrazione di tipo documentario, la macchina da presa che sta dietro all’attore e che lo colloca in situazione, e mostrano il contesto a partire da singoli incontri, da singole azioni, in ambienti comuni, banali, chiaramente delimitati. Con uno scopo bensì intimo, etico: farci riflettere sulle nostre colpe e i nostri silenzi.

Roberto Nepoti (Repubblica)
I fratelli Dardenne ribadiscono più che mai con questo film il loro statuto di registi umanisti e quello stile inconfondibile che permette di riconoscerli a prima vista: la precisione implacabile delle inquadrature e dei movimenti di macchina, la centratura dello spazio sui corpi dei personaggi. (...). La prova dell'attrice ventisettenne è straordinaria per come suggerisce le emozioni tenendosele dentro; mostrando la determinazione di Jenny senza farne un'eroina; sempre avvolta nel suo montgomery come a proteggersi dal mondo esterno, però decisa ad andare fino in fondo.
LUC DARDENNE
Awirs, Belgio, 10 marzo 1954
JEAN-PIERRE DARDENNE
Engins, 21 aprile 1951

“I Dardenne continuano a togliere, ad asciugare trama, dialoghi e décor. E più tolgono, più il risultato è potente” (Tassi, Cineforum, 2002).
“Cinema lucido, concreto, preciso nei particolari, fatto di sguardi, con un uso della cinepresa a spalla mai così fluido, funzionale, espressivo” (Morandini, 2002).
“Mostrare la realtà senza mai giudicarla. Piuttosto mettendola in scena con un rigore assoluto, bressoniano. I Dardenne si impongono per un cinema che affronta la crisi sociale, le sue urgenze e i suoi drammi lasciandosi alle spalle tutte le sovrastrutture di tipo post-marxista che influenza o sono alla radice del cosiddetto cinema di impegno. Al pari di due entomologi registrano i fatti del reale senza orpelli, senza aggiungere nulla, incollati ai loro sfortunati protagonisti. Ai Dardenne è sufficiente la forza di ciò che si mette in scena per creare denuncia, anche la più scomoda, la più dura e intransigente” (Termenini, Cineforum, 2008).
“Dei Dardenne non se ne può davvero più” (Gomarasca, Nocturno, 2008).
“I Dardenne sono tra i pochi registi a fare psicologia e sociologia a livelli siderali senza mai dare l'impressione di farlo” (Piacenza, CdSera, 2011).
“Con il passare degli anni hanno rinunciato a un po’ di rigore, inteso come punizione verso gli spettatori. I fan della prima ora storcono il naso, gli altri cominciano ad apprezzare il loro lavoro”. (Mancuso, Cineforum, 2014).
“Il cinema dei fratelli belgi è un distributore automatico di dolore: con la costanza della ragione della loro camera, riescono a pedinare, scrutare oltre l'apparenza, isolando un'ossessione senza bandiere di realismo” (Porro, CdSera, 2016).
Nel corso degli anni, i soci del Cineforum Imperia hanno potuto apprezzare tutti i loro lungometraggi: ‘La promesse’ (1996), ‘Rosetta’ (1999), ‘Il figlio’ (2002), ‘L’enfant’ (2005), ‘Il matrimonio di Lorna’ (2008), ‘Il ragazzo con la bicicletta’ (2011), ‘Due giorni, una notte’ (2014).
Foto del regista
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