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Lunedì 16 Marzo Ore 16:15 - 20:15 - 22:30
CAFARNAO - CAOS E MIRACOLI
Capharnaüm
(Libano/USA 2018) di Nadine Labaki – dur. 120'
120' Con Zain Alrafeea, Yordanos Shifera, Boluwatife Treasure Bankole, Kawsar Al Haddad, Fadi Youssef.

Un ragazzo denuncia i suoi genitori per averlo messo al mondo.

Premi:
Vincitore di 32 premi internazionali più altre 37 candidature, tra i quali 1 candidatura ai Premi Oscar (Film straniero), 1 candidatura ai Golden Globes (Film straniero), 3 premi (Premio della giuria, Premio della giuria ecumenica, Prix de la citoyenneté) al Festival di Cannes, 1 candidatura ai Bafta, 1 candidatura ai César.

Locandina del film immagine tratta dal film
Così la critica:
Fabio Ferzetti (L’Espresso)
La storia di Zain, presunto dodicenne mai registrato all'anagrafe, scuote, appassiona, turba, senza (quasi) mai cedere alla facile manipolazione, grazie al passo degno di Dickens o di Victor Hugo con cui Nadine Labaki (anche attrice, è l'avvocatessa) segue le peripezie del suo protagonista negli slums di Beirut. E ancor prima al volto incredibile dell'interprete, un piccolo profugo siriano passato (come tutto il cast) per esperienze non troppo lontane, che fonde in un solo stampo dignità, bellezza, ostinazione, dolore. (...) non c'è momento in cui Zain non tenti di fare da diga, col suo fragile corpo e la sua inesauribile energia, ai traffici, alla violenza e all'indifferenza del mondo. In un vorticoso moltiplicarsi di figure e di incontri che fanno di questo affresco mediorientale una potente allegoria del presente, a qualsiasi latitudine. (...) Si possono trovare enfatiche le musiche o deplorare certi ralenti, ma è difficile non lasciarsi travolgere da questo film generoso, discontinuo, furente, e abbastanza urgente da infischiarsene delle buone maniere e degli steccati tra i generi.


Cristina Piccino (Il Manifesto)
Quello che sorprende è l'enfasi di giudizio che vi si è scatenata intorno: si ama o si odia, critici, cinefili, spettatori, commenti più o meno lunghi sui social oscillano tutti tra questi due poli nettamente contrapposti. È stato così sin dalla prima proiezione sulla Croisette col pubblico che si è spellato le mani felice di commuoversi nelle poltrone rosse del Palais mentre Nadine Labaki saliva sul palco insieme al piccolo protagonista, Zain al-Rafeea, «vero» profugo siriano la cui vita reale sborda in quella del suo personaggio, a ricevere il premio della giuria.
NADINE LABAKI
Baabda (Libano), 1974

Si diploma in Audiovisual Studies presso la Saint Joseph University di Beirut. Il suo cortometraggio di diploma ('11 Rue Pasteur', 1997) ottiene il premio per il miglior corto alla Biennale del cinema arabo di Parigi. Si fa notare come regista di videoclip musicali che suscitano polemiche per la scelta di scene troppo osé per un pubblico di cultura islamica. Dai videoclip passa agli spot commerciali (ne gira uno per la Coca Cola) fino ad approdare al cinema come attrice. Nel 2007 esordisce alla regia con la commedia irriverente ‘Caramel’, ambientata in un salone di bellezza e costruita “come una conversazione perplessa sul senso della vita e sull'avara speranza dell'arrivo di una fragile felicità" (Carabba). Nel 2011 dirige “l’abile e furbo” 'E ora dove andiamo?', in cui in un villaggio sperduto del Libano, diviso dai pregiudizi etnici e religiosi, le donne prendono in mano la situazione: “Divertente e non solo" (Porro, CdSera). 'Capharnaum' è il suo terzo lungometraggio.
Foto del regista
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