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Lunedì 16 Dicembre Ore 16:15 - 20:15 - 22:30
COLD WAR
Zimna wojna
(Polonia/Francia/Regno Unito 2018) di Pawel Pawlikoswki – dur. 84’
Con Joanna Kulig, Tomasz Kot, Agata Lulesza, Adam Ferency, Adam Woronowicz.

Polonia 1949. Wiktor è un pianista ed etnomusicologo che viene incaricato di trovare dei talenti per il neo-costituito gruppo di danza e canto popolare Mazurek. Fra i candidati vi è Zuzanna “ Zula “, una ragazza misteriosa e dal passato difficile che riuscirà a stregare con la sua voce il pianista, al punto che tra i due nascerà una passione.

Premi:
Vincitore di 35 premi internazionali più altre 104 candidature, tra i quali il Premio per il Miglior regista al Festival di Cannes, 3 candidature ai Premi Oscar (Film straniero, Regia, Fotografia), 1 Goya (Miglior film europeo), 5 EFA (Montaggio, Attrice, Regia, Sceneggiatore, Film) più un’altra candidatura, 3 candidature ai Bafta, 1 candidatura ai César, 1 candidatura ai David di Donatello.

Locandina del film immagine tratta dal film
Così la critica:
Mauro Donzelli (Comingsoon.it)
Quello che aveva colpito in quel gioiello di “Ida”, poi vincitore dell’oscar, era il ritmo imposto dal suo autore, Pawel Pawlikowski; regia e montaggio tessevano una trama coinvolgente eppure anti spettacolare, con dialoghi ridotti al minimo e uno sviluppo narrativo più suggerito da altri fattori che sbandierato. Nessuna scena madre, quindi. Non può che far piacere riscontrare una pari maestria, addirittura superata da una storia e dei personaggi memorabili, nel suo nuovo film, “Cold War”. (…) “Cold War” prosegue a ondate, con alcune scene che ci aggiornano sullo stato (anche geograficamente) in cui i due si trovano, dall’innamoramento nel 1949 fino a una conclusione in cui finalmente prendono in mano il loro destino - naturalmente non vi diremo come - nel 1964. Sullo sfondo, mai il tema principale ma sempre incombente, la Guerra fredda, il destino di chi diventò adulto alla fine della guerra, le cui speranze di potersi costruire un futuro finalmente sereno e libero si infransero contro l’irrompere della dittatura comunista, e della Polonia in particolare, con la sua storia maledetta e costantemente incompiuta, così come l’amore fra Zula e Wiktor. Gli anni passano e i luoghi in giro per l’Europa in cui si ritrovano aumentano: dopo Varsavia, Parigi, la Iugoslavia, Berlino. I due si chiamano come i genitori di Pawlikowsi, a cui il film è dedicato, morti per un beffardo e definitivo scherzo del destino nel 1989, proprio appena che crollasse quel dannato muro di Berlino che aveva sconvolto le loro vite. (…) La musica ha un ruolo centrale, come in Ida e ancora di più.

Valerio Sammarco (Cinematografo.it)
È l’inizio di uno straordinario melodramma al di qua e al di là della cortina di ferro. Che il regista polacco costruisce per frammenti, balzando in avanti negli anni (fino ad arrivare a metà anni ’60), tra una dissolvenza in nero e un’altra, facendo perdere e incontrare i due protagonisti più volte. Dal suggestivo e trascinante folk tradizionale si arriva alle contaminazioni jazz parigine di fine anni ’50, e lo sviluppo dei due personaggi (interpretati con una classe rara, e Joanna Kulig – già vista in “Ida” – farà parlare di sé) è inscritto nei cambiamenti emotivi che un mutamento così repentino e cruciale di quell’epoca portava con sé.

PAWEL PAWLIKOWSKI
Varsavia (Polonia), 1957

"La fiducia nelle immagini sembra il marchio di fabbrica di Pawlikowski, unito al tentativo continuo di rielaborarle facendole scontrare tra loro, oppure proponendo punti di vista inaspettati o creando continuità a partire non dal significato principale ma da altri elementi apparentemente secondari: un colore, un oggetto, una forma. (…) Pawlikowski fa un cinema che vive soprattutto nella ricerca di una narrazione audiovisiva in cui spesso gli elementi a margine contano più di quelli centrali, in cui le disgressioni sono funzionali ad un'economia di racconto che affronta sì un tema forte, ma non rinuncia ad inserire ulteriori tracce di sviluppo, che talvolta possono apparire dispersive, ma alla resa dei conti sostanziano ulteriormente un preciso sguardo sul mondo e sulle sue contraddizioni " (Marangi, Cineforum). Nato in Polonia ma inglese di adozione, nel 2001 fa l'esordio nel lungometraggio con 'Last Resort', ambientato in un luogo indefinito della costa inglese, in cui i disperati stranieri attendono lo status di rifugiati. Nel 2005 dirige il racconto di formazione con 'My Summer of Love', scorribanda emotiva in una provincia inglese assolata e opprimente, premiato con il BAFTA per il miglior film inglese dell’anno. Nel successivo 'La femme du cinquiéme' (2011) tutto quello che si vede potrebbe essere frutto delle fantasie del protagonista. “Lo spettatore rischia il disorientamento ma se non resta ancorato alla sua razionalità, il film si rivelerà un'esperienza stimolante" (Mereghetti). 'Ida' (2013) è una delle esperienze più interessanti del cinema europeo degli ultimi anni: girato in Polonia, è la storia di una giovane novizia, orfana di guerra, che scopre di essere ebrea attraverso il ricongiungimento con una zia devastata dall'alcool. "Con un salto stilistico radicale rispetto allo stile volutamente sporco dei suoi film precedenti, Pawlikowski inquadra le due protagoniste dentro a immagini di una bellezza classica, perfettamente inquadrate in un insolito formato quadrato, elegante, freddo e glaciale" (Mereghetti). ‘Cold War’ è il suo quinto lungometraggio.
Foto del regista
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