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Lunedì 27 Gennaio Ore 16:15 - 20:15 - 22:30
LA DOULEUR
Nome film lingua originale
(Francia/Belgio/Svizzera 2017) di Emmanuel Finkiel – dur. 127’
Con Mélanie Thierry, Benoit Magimel, Benjamin Biolay, Shulamit Adar, Grégoire Leprince-Rinquet, Emmanuel Bourdieu, Lise Heimburger, Caroline Ducey.

Giugno 1944, la Francia è sotto l'occupazione tedesca. Lo scrittore Robert Antelme, maggior rappresentante della Resistenza, è arrestato e deportato. La sua giovane sposa Marguerite Duras è trafitta dall'angoscia di non avere sue notizie e dal senso di colpa per la relazione segreta con il suo amico Dyonis. Pronta a tutto per ritrovare suo marito, si lascia coinvolgere in una relazione ambigua con un agente francese della Gestapo, Rabier, l'unico a poterla aiutare. La fine della guerra e il ritorno dai campi di concentramento annunciano a Marguerite l'inizio di un'attesa insostenibile, un'agonia lenta e silenziosa nel mezzo del caos della liberazione di Parigi.

Premi:
Candidato a 15 premi internazionali di cui 8 candidature ai César.

Locandina del film immagine tratta dal film
Così la critica:
Francesca Ferri (MyMovies)
L'opera di Finkiel non è un biopic su Marguerite Duras, ma un diario intimo del dolore, un ritratto della presenza dell'assenza, un viaggio interiore di un'anima ripiegata su sé stessa che Mélanie Thierry ha saputo brillantemente portare alla luce. L'attrice francese attraversa magistralmente l'evoluzione di Marguerite Duras dagli anni della sua gioventù a quelli della sua maturità.

Claudio Trionfera (Il Messaggero)
«Mi vergogno di vivere ma penso che se non muoio potrò rivederti». Pensieri e parole di Marguerite Duras che invadono il film ispirato al suo romanzo autobiografico, un diario perso e ritrovato, una storia nella Storia del '44, in una Parigi occupata dai nazisti dove la scrittrice aspetta il ritorno del marito arrestato dei tedeschi.

Fabio Ferzetti (L'Espresso)
Quasi due film in uno, ma che film!, tratti da due racconti di Marguerite Duras. L'epoca è la stessa e così il tema, anche se scalato da diversi versanti. (…) Quarant'anni dopo, rileggendo i diari (il libro uscirà solo nel 1985), la Duras si dirà stupefatta da quel "fenomenale disordine del pensiero e dei sentimenti". Che Finkiel e i suoi attori (prodigiosi Mélanie Thierry e Benoît Magimel) ricreano con precisione ambientale e adesione intima senza eguali. Tra sfocature, sdoppiamenti, uso geniale della voce narrante e del contrasto fra testo e immagini (Resnais non è passato invano), mai forse il cinema aveva colto il nucleo più straziante di quell'epoca in una prospettiva così personale e insieme dolorosamente rivelatrice.
EMMANUEL FINKIEL
Hauts-des-Seine (Francia), 1961

"In materia di cinema di finzione, l'attaccamento all'aneddoto e alla drammaturgia ereditati dal teatro resta vivo al punto che in esso vediamo la sola direzione possibile per fare, distribuire e apprezzare dei film. Mi pare interessante ricordare che al cinema la storia non è l'essenza dello spettacolo. Il precetto secondo cui i personaggi devono avere un carattere preciso e definito può essere rimesso in discussione. L'azione drammatica può sfumare e restituire alle persone filmate la loro libertà di soggetti. Abbiamo smesso di girare in studio, ma stiamo attenti: ciò non vuol dire che ci siamo orientati verso l'immediatezza praticata dai film della Nouvelle Vague. Il cinema è sceso per strada portandosi dietro lo studio smembrato in una serie di camion, con i suoi riflettori, le sue macchine, i suoi addetti, la sua tecnica e, cosa più grave, la sua estetica. In definitiva un'estetica obbligata" (E.Finkiel). Regista di origine ebraica, prima di esordire nella regia è stato, per oltre quindici anni, assistente di autori come Godard, Tavernier e Kieslowski. La sua filmografia comprende documentari, corti, medio e lungometraggi. Nel 1999 fa il suo esordio sul grande schermo con 'Voyages', “tre figure femminili a rappresentare un’umanità lacerata nella disperata ricerca dei parenti sopravvissuti all’Olocausto e in un perenne pellegrinaggio nella/sulla/della memoria" (Azzalin, SC). Ha successivamente diretto ‘Casting’ (2001), 'Nulle par terre promise' (2008) e ‘Je ne suis pas un salaud’ (2015). ‘La douleur’ è il suo quinto lungometraggio, il primo ad essere regolarmente distribuito in Italia.
Foto del regista
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