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Lunedì 17 maggio Terre sconosciute
TEZA
(Germania - Etiopia, 2006) di Hailé Gerima - dur. 140'
con Aron Arefe, Abiye Tedla, Takelech Beyene


La storia di Anberber, uno studente etiope che ha compiuto quasi l'intero curriculum dei suoi studi in Germania e che fa ritorno in Etiopia per conseguire il dottorato, con in cuore la speranza di poter essere d'aiuto alla sua nazione grazie alle conoscenze maturate all'estero.

Premi:
Vincitore di 7 premi internazionali (+1 nominations) tra cui Premio Osella per la sceneggiatura e Premio Speciale della Giuria al Festival di Venezia


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Così la critica:
Paolo Mereghetti (Corriere della Sera):

Cambiando toni cromatici (la fotografia, splendida, è dell'italiano Mario Masini, già collaboratore di Carmelo Bene) e ritmo narrativo, utilizzando i ricordi del protagonista per ricostruire la storia martoriata di quel periodo ma anche per vivificare una lettura più soggettiva dei fatti, dove l'uomo è sempre di fronte ai suoi doveri e alle sue responsabilità, Gerima ritrova la forza espressiva dei suoi precedenti capolavori. In questo modo la lucidità con cui il film ripensa alle utopie rivoluzionarie degli anni Ottanta si mescola al calore del ritrovato abbraccio alla propria terra (la commovente figura della vecchia madre) e alternando forme e generi diversi porta il protagonista a fare i conti con il passato di tutta una nazione.

Mauro Gervasini (FilmTv):
Tra i migliori titoli dell’anno, “Teza” è il secondo capitolo dopo “Adua” (1999) della riflessione di Hailé Gerima sulle radici dell’Etiopia e sul confronto con l’Occidente. Se nel film precedente c’erano i buoni (i partigiani africani) e i cattivi (gli italiani colonialisti), questa volta lo schema si spezza. Non basta l’immersione nella cultura primigenia rappresentata dal villaggio natio, o l’abbraccio simbolico dell’anziana madre, per ristabilire una vera appartenenza. (…) La parabola esistenziale di Anberber (interpretato con dolente intensità da Aaron Arefe) è a volte troppo programmatica (davvero necessaria la scena del raid fascista in Germania?) e questo è l’unico difetto di un’opera comunque magmatica, a tratti indecifrabile nel suo onirico sprofondare tra le ombre di un mondo di valori in dissolvimento.

GERIMA, Haile – Gondar (Etiopia), 1946
Sceneggiatore, montatore, regista e produttore. Nel 1968 si trasferisce giovanissimo negli Stati Uniti per studiare teatro e cinema a Los Angeles presso la University of California. Dopo un'esperienza teatrale a Chicago, nel 1971 dirige il suo primo corto in Super8. Con il primo lungometraggio (“Bush Mama”, 1976, ritratto fedele della minoranza urbana nera statunitense) fa parlare di sé come rappresentante di un New Black Cinema indipendente. Con il successivo “Mirt Sost Shi Amit” (1976, Il raccolto dei 3000 anni) torna nella natia Etiopia, affrontando - nelle forme del docu-drama - la lotta per la sopravvivenza di una famiglia di contadini. In seguito lavora soprattutto negli Stati Uniti (dove lavora anche come docente di cinema alla Howard University), concentrandosi sugli effetti dello sradicamento della cultura africana e sul suo trapianto forzato nel mondo occidentale: è il caso di “Sankofa” (1993), opera dal netto taglio politico, film “duro, radicale, senza compromessi” (Vecchi).

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