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Lunedì 11 Febbraio Ore 16:15 - 20:15 - 22:30
LAZZARO FELICE

(Italia, 2018) di Alice Rohrwacher – dur. 130’
con Adriano Tardiolo, Alba Rohrwacher, Tommaso Ragno, Luca Chikovani, Agnese Graziani.

La marchesa Alfonsina De Luna possiede una piantagione di tabacco, dove lavorano uomini senza diritti. In mezzo a quella comunità contadina vive Lazzaro, non sa neppure di chi è figlio, ma è felice di stare al mondo e svolge con generosità i suoi compiti.

Premi:
Vincitore di 6 premi internazionali più 9 nomination, tra i quali il premio per la Migliore sceneggiatore al Festival di Cannes e il Premio Speciale della Giuria al Festival di Sitges.

Locandina del film immagine tratta dal film
Così la critica:
Federico Pontiggia (Il Fatto Quotidiano)
Che la santità sia cosa non solo di tutti i giorni, ma ordinaria, persino anonima, comunque marginalizzata e fraintesa, se non vilipesa, lo sostiene Alice Rohrwacher, premiata al 71° Festival di Cannes per la sceneggiatura (ex aequo con “Three Faces” di Jafar Panahi) di “Lazzaro felice”. Già miracolato, e risorto, del Vangelo di Giovanni, qui Lazzaro (Adriano Tardiolo, perfetto) è innocuo e però pericoloso: un contadino nemmeno ventenne, scarpe grosse e cuore fino, che non viene per salvare, per compiere gesta eclatanti, solo per testimoniare che un altro stare al mondo è possibile, e pazienza se c'è chi travisi beatitudine per ebetudine.

Alessandra Levantesi (La Stampa)
Con l'opera terza Alice Rohrwacher alza l'asta delle ambizioni e dimostra una maturità di regia che le permette di tenere saldamente in mano il gioco della sua poetica allegoria. Gioco complesso, senza dubbio. Su un brechtiano schema di denuncia di una società regolata sul meccanismo dello sfruttamento, il film insinua il sottile filo rosso della santità attraverso la figura di Lazzaro (eccellente la scelta di Adriano Tardiolo), sorta di innocente idiota di Dostoevskij; e trasferisce sullo schermo il tutto amalgamando un ancestrale, favolistico immaginario di italica cultura al grande immaginario dei nostri maestri di cinema. (...)
ALICE ROHRWACHER
Fiesole, Firenze, 29 dicembre 1981

Sorella dell'attrice Alba Rohrwacher, si laurea a Torino in Lettere e Filosofia. Successivamente, ottiene un Master in sceneggiatura e linguaggio documentario a Lisbona e un Master in tecniche narrative, sceneggiatura e drammaturgia presso la Scuola Holden di Torino. Con la sua prima esperienza registica, il documentario 'Un piccolo spettacolo' (2005), ottiene il primo premio al Festival del Cinema Documentario di Roma. È quindi regista di 'Vila Morena' (2005) e di un episodio del film collettivo 'Checosamanca' (2006), insieme di storie che vogliono raccontare spaccati di realtà regionali diverse. Fra il 2008 e il 2009 si occupa prevalentemente di montaggio di documentari altrui, lavorando anche nel campo musicale e teatrale. Nel 2011 dirige il suo primo lungometraggio, 'Corpo celeste', in cui la crisi religiosa di una tredicenne in procinto di fare la Cresima, diventa il mezzo per parlare del degrado culturale e della materialità della Chiesa e per “scavare dentro un mondo ormai abituato al proprio grigiore e alla propria povertà. Un film coraggioso, un ammirevole esempio di cinema capace di coniugare freschezza di idee e profondità di visione” (Mereghetti). Tre anni dopo è in concorso a Cannes dove con 'Le meraviglie' ottiene il Gran Premio della Giuria. Il film racconta l'estate di quattro sorelle, eredi del piccolo e strano regno che il padre ha costruito per proteggere la sua famiglia dal mondo che sta per finire. 'Lazzaro felice' è il suo terzo lungometraggio.
Foto del regista
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