FORUM
Cineforum> 2018-2019> La terra dell'abbastanza ||Stagioni precedenti
Lunedì 10 Dicembre Ore 16:15 - 20:15 - 22:30
LA TERRA DELL'ABBASTANZA

(Italia, 2018) di Damiano e Fabio D'Innocenzo – dur. 96’
con Andrea Carpenzano, Matteo Olivetti, Milena Mancini, Max Tortora, Luca Zingaretti.

Mirko e Manolo sono due giovani amici della periferia romana. Guidando a tarda notte, investono un uomo e decidono di scappare. La tragedia si trasforma in un apparente colpo di fortuna: l'uomo che hanno ucciso è il pentito di un clan criminale di zona e facendolo fuori i due ragazzi si sono guadagnati la possibilità di entrare a farne parte. La loro vita è davvero sul punto di cambiare.

Premi:
Vincitore di 2 premi internazionali più 4 nomination, tra i quali il Nastro d'Argento per il Migliore regista esordiente.

Locandina del film immagine tratta dal film
Così la critica:
Alice Catucci (Sentieri Selvaggi)
Molto spesso il pensiero straborda dalle opere prime, il ragionamento dietro le immagini è lampante, le intenzioni sono spesso fin troppo rintracciabili. Ma il film dei registi romani non cade nel comodo tranello di spiegarsi in simboli o messaggi, e questo perché il loro è un film fondamentalmente istintivo, che si fa forte di una bravura di getto. Legato ai riferimenti e sicuramente devoto al Cinema “La terra dell'abbastanza” è dotato di una sua unicità, fatto straordinario in questi tempi sovrabbondanti di film malviventi. In fondo, se si vuole ragionare per una (discussa) differenza, l'esordio dei fratelli è un film d'autore e non di genere, ma riesce pienamente a distaccarsi dall'intenzione di un'autorialità. Forse perché è un film giovane o perché i due fratelli, come dice lo scagnozzo di Angelo Pantano riferendosi a Mirko e Manolo, hanno il dono di sparare perché non ne hanno consapevolezza. Lo fanno, non ci pensano troppo, e basterà il tempo a raffinarli e a renderli, con molta probabilità, degli ottimi cineasti.

Valerio Caprara (Il Mattino)
I film sulle emergenze criminali delle periferie romane non sono tutti uguali e “La terra dell'abbastanza” dei gemelli D'Innocenzo è un signor film che non assomiglia ai compitini socio-politicamente corretti di tanti beniamini della critica, ma casomai al magistero del grande e rimpianto Caligari (“Non essere cattivo”).

Emiliano Morreale (La Repubblica)
I colori a volte si fanno irrealistici, quasi astratti, le scelte di regia spesso sorprendenti, sul filo della ricercatezza, con momenti di contemplazione estatica: comunque quasi sempre questo gusto non inficia ma al contrario potenzia la secchezza del racconto, che procede volentieri per elissi, con personaggi secondari definiti in maniera rapida ed efficace. Anche la sceneggiatura, nelle sue svolte, e in molte scene, offre un'insolita precisione di caratteri, non tanto psicologica quanto subordinata alla parabola drammatica del genere.
DAMIANO e FABIO D'INNOCENZO
Roma, 14 luglio 1988

“Abbiamo compiuto 30 anni il 14 luglio”. Damiano e Fabio, fratelli di sangue e di cinema. Indivisibili, segni particolari: gemelli. È ciò che li distingue da altre coppie di fratelli registi. La storia comincia a Tor Bella Monaca. “A sei anni i nostri genitori decisero che era meglio cambiare aria, c'erano problemi di droga in famiglia. Papà è giardiniere, mamma è mamma. Ci caricarono in macchina e andammo a vivere in una frazione di Torvajanica. In una casa senza elettricità. Come si vive senza luce? Si parla, si raccontano storie, si sviluppa l'immaginazione. Una famiglia economicamente umile, una sorella comunista, fa le battaglie, ha un centro culturale. Una famiglia stimolante dal punto di vista intellettuale. In casa c'erano libri di Pasolini, Camus, Bukowski. Abbiamo studiato poco e imparato tanto dalla strada. Dopo l'Alberghiero abbiamo fatto tanti lavori, il più redditizio era dare una mano a nostro padre. Otto anni fa abbiamo mandato, tramite un regista il cui indirizzo abbiamo trovato sul web, una sceneggiatura a Los Angeles; ne uscì fuori 'Two Days', un film da cui non abbiamo preso un centesimo”. “Cos'è l'abbastanza del nostro titolo? È il limbo in cui si galleggia, tra speranza, ambizione, disperazione; è il né troppo né poco”.
Foto del registaFoto del regista
TORNA SU