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Lunedì 17 Dicembre Ore 16:15 - 20:15 - 22:30
ORA E SEMPRE RIPRENDIAMOCI LA VITA

(Italia, 2018) di Silvano Agosti – dur. 000’
Documentario - summa dedicato alla parabola della contestazione tra il 1968 ed il 1978, ad uso e consumo di chi quell'epoca non l'ha vissuta.
Locandina del film immagine tratta dal film
Così la critica:
Valentina D'Amico (MoviePlayer)
A inaugurare le danze del cinema italiano a Locarno 71 è “Ora e sempre riprendiamoci la vita”, titolo evocativo per il documentario di Silvano Agosti, presentato al festival Fuori Concorso (...). Lungi dall'essere un semplice documento d'epoca è un documentario vibrante, che ripropone il fermento di un'età unica filtrato attraverso lo sguardo di un autore appassionato. Silvano Agosti si distanzia da ogni possibile visione nostalgica specificando che il cuore del suo film non è la rievocazione del '68 ma la sua ricaduta nei nove anni successivi.

Antonio D'Onofrio (Sentieri Selvaggi)
Silvano Agosti presentando del materiale visivo girato negli anni che vanno dal '68 al '78 dello scorso secolo, resta una delle voci più importanti di un cinema italiano laterale. (...) Il suo documentario è lo straordinario tentativo di ricostruire quel decennio turbolento in cui un'enorme massa di individui interessati a reclamare migliori condizioni lavorative, emancipazione, rispetto, scendeva senza indugio in piazza, e per raccontarlo affianca alle immagini dei disordini, delle cariche, delle urla dei manifestanti nei cortei di protesta e rivendicazione, i volti di quelli che erano o sarebbero diventati dei leader dell'antagonismo.
SILVANO AGOSTI
Brescia, 23 marzo 1938

Autore in grado di coniugare uno scomodo impegno civile con alti momenti di poesia, soprattutto riguardo gli anni dell'infanzia, dimostra una grande sensibilità anche come documentarista. Si iscrive nel 1960 al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, dove si diploma nel 1962. A Mosca, nel 1963, si specializza in montaggio e studia l'opera di Ejzenstejn. Vive la sua prima esperienza cinematografica come montatore accanto al regista Marco Bellocchio per 'I pugni in tasca', prima di esordire alla regia con 'Il giardino delle delizie' nel 1967. Dopo numerosi documentari militanti, fonda la 11 Marzo Cinematografica, la cooperativa che produrrà tutti i suoi film. Nel 1975 dirige 'Matti da slegare' dove, intorno al tema allora bollente dell'istituzione manicomiale, delinea un nuovo rapporto tra documento e fiction a cui si manterrà fedele anche in successive produzioni. Dal 1976 al 1978 è docente di montaggio al Centro Sperimentale. Nel corso degli anni successivi ha diretto, tra gli altri, 'D'amore si vive' (1983, personalissima ricerca sulla sensualità e i sentimenti), 'Quartiere' (1987, nel quale realtà e finzione convivono in un originale mix), 'Uova di garofano' (1988, proposto ai nostri Soci, rievocazione di un'infanzia nella campagna bresciana tra il 1943 e il 1945, durante la Repubblica di Salò), 'L'uomo proiettile' (1995, in cui conferma di sapere coniugare l'impegno civile con momenti di poesia e di grande narrazione), 'La seconda ombra' (2000, un episodio nella vita di Franco Basaglia, per Morandini un “Film fuori dagli schemi, intenso nella sua semplicità che non è soltanto didattica”).
Foto del regista
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