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Lunedì 16 Maggio - RETROSPETTIVA - Ore 16:15 - 20:15 - 22:30
TODO MODO
Todo Modo

(Italia, 1976) di Elio Petri – dur. 130'
Con Gian Maria Volontè, Marcello Mastroianni, Mariangela Melato, Ciccio Ingrassia, Franco Citti, Renato Salvatori, Michel Piccoli.
I notabili di un partito cattolico che detiene il potere da trent’anni si riuniscono nel convento di don Gaetano per un periodo di esercizi spirituali, in realtà per trattare una nuova spartizione del potere.

RETROSPETTIVA: “Grandi film italiani restaurati”

Premi:
Vincitore di 2 Globi d'Oro (Migliore Attrice, Miglior Attore) e di un Nastro d'Argento per il Miglior attore non protagonista.

Locandina del film immagine tratta dal film
Così la critica:
Paolo Mereghetti (Dizionario dei film)
Il film è costruito come una commedia grottesca che sconfina nel simbolico e nel fantastico trasformando la contemplazione del processo di autoestinzione dell’ideologia cattolica raccontata dal romanziere Leonardo Sciascia nel libro da cui è stato tratto. Solita grande performance mimetica di Volontè, somigliantissimo ad Aldo Moro. Per la violenza delle accuse determinò una levata di scudi della critica cattolica.

Fernaldo Di Giammatteo (Nuovo dizionario universale del cinema)
Satira aggressiva del potere democristiano per cui il film si è posto al centro del dibattito politico dividendo, per la violenza delle accuse, pubblico e critica. Il risultato è una commedia grottesca che utilizza i toni del pamphlet, virando talvolta nel simbolismo e nel fantastico con un finale apocalittico. Elio Petri incupisce le tinte, abbandonandosi allo sberleffo, all’invettiva, al sarcasmo.

Arianna Pagliara (CineCriticaWeb SNCCI)
“Lettere di uno sconosciuto” è la storia di un disperato, estenuante, interminabile tentativo di “tornare a casa” – come suggerisce il titolo originale del film. Un ritorno che non è solo fisico, ma è anche e soprattutto ricongiungimento emotivo e psicologico, ed è proprio qui che si apre lo scarto dolorosamente incolmabile che sta al centro del discorso. (...) Film perfettamente controllato, sostenuto da un impianto narrativo molto solido, impreziosito da una fotografia attentamente desaturata, “Lettere di uno sconosciuto” sfoggia tre interpreti di rara bravura. Il quadro politico si fa sfondo non inerte di un dramma tutto intimo e personale, dove la tragedia collettiva e quella individuale si sommano e si intrecciano esacerbandosi a vicenda.

ELIO PETRI – Roma (Italia), 1929 – Roma (Italia), 1982
“Il Neorealismo, se non è inteso come vasta esigenza di ricerca e di indagine, ma come vera e propria tendenza poetica, non ci interessa più (...). Occorre fare i conti con i miti moderni, con le incoerenze, con la corruzione, con gli esempi splendidi di eroismi inutili, con i sussulti della morale: occorre sapere e potere rappresentare tutto ciò” (Elio Petri).
“La libertà di espressione va difesa per quello che essa fondamentalmente rappresenta: il diritto degli artisti di esprimersi e di indagare criticamente sul corpo della realtà in cui vivono, qualunque sia la società in cui vivano” (E. Petri). Elio Petri è stata una personalità poliedrica e complessa, difficilmente liquidabile come un semplice “regista” di film. Critico cinematografico per l'Unità, inizia a lavorare nel mondo del cinema con Giuseppe De Santis. Nel 1961 gira il suo primo lungometraggio, ‘L'assassino’, poliziesco di analisi psicologica in cui sono già presenti i temi fondamentali del suo cinema: la nevrosi ed il potere. Dopo ‘I giorni contati’ (1962), ‘Il maestro di Vigevano’ (1963) e ‘La decima vittima’ (1965), a partire da ‘A ciascuno il suo’ (1967) comincia a lavorare con produttori esordienti. Nel film emerge con chiarezza una propensione al cinema d'impegno civile (o cinema politico) che troverà compiuta espressione nei film successivi: ‘Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto’ (1970, Oscar per il miglior film straniero, con un Gian Maria Volonté in stato di grazia nel ruolo di un commissario di polizia che uccide la propria amante ma che, nonostante la sua confessione, non viene punito dai colleghi preoccupati di difendere la reputazione dell'apparato), ‘La classe operaia va in paradiso’ (1971, Palma d’oro a Cannes, corrosiva satira sulla vita in fabbrica), ‘La proprietà non è più un furto’ (1973, un'analisi sul possesso materiale e sul denaro) e ‘Todo Modo’ (1976, il grottesco decadimento di una classe dirigente). Il suo ultimo lungometraggio – ‘Buone notizie’ (1979) - è all'insegna di un pessimismo ormai inguaribile e pregno di propensioni metafisiche.
Foto del regista
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