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Lunedì 2 aprile Ore 16:15 - 20:15 - 22:30
UOMINI DI DIO (Des hommes et des dieux)
(Francia 2010) di Xavier Beauvois - dur. 120'
con Lambert Wilson, Michael Lonsdale, Olivier Rabourdin, Roschdy Zem, Jacques Herlin, Philippe Laudenbach
1996. Algeria. Una comunità di monaci benedettini opera in un piccolo monastero in favore della popolazione locale. Il rispetto reciproco tra loro, che prestano anche assistenza medica, e la popolazione locale di fede musulmana è palpabile. Fino a quando la minaccia del terrorismo fondamentalista comincia a farsi pressante.

Premi:
Vincitore del Gran Premio della Giuria come Miglior film e del Premio della Giuria Ecumenica al Festival di Cannes e di altri 3 premi internazionali, più 7 nomination.


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Così la critica:
Giona A. Nazzaro (FilmTv):
Dotato di uno sguardo robusto che nulla concede a facili tentazioni metafisiche, il regista mette in scena i monaci, non come santi votati al martirio, ma uomini tra gli uomini che con le loro debolezze e paure desiderano sopravvivere senza rinunciare alle proprie convinzioni e alla dignità. Beauvois, pur non essendo un regista che esibisce le proprie credenziali cinefile, conserva negli occhi la lezione di Pialat per quanto riguarda la frontalità aspra con la quale filma la terra e le montagne, richiama alla memoria il Rossellini dell’episodio francescano di Paisà, evoca il magistero di Bresson e filma la disperazione degli uomini di fede con un rigore quasi dreyeriano.

Jonathan Romney (Screen Daily):
Il nuovo film di Beauvois riflette sul significato della vocazione religiosa in un mondo violento e affronta questo difficile argomento con autorevolezza, senza sensazionalismo [...]. Visivamente può ricordare Bresson e Pialat, ma questo non ci deve trarre in inganno impedendoci di vedere quanta individualità c’è qui alla regia. Il finale specialmente è tanto più potente quanto più - andando contro le aspettative - è intensamente trattenuto. Il cast è superbo [...].

Paolo Mereghetti (Il Corriere della Sera):
Beauvois
sceglie di restituire il messaggio di pace e di convivenza che quei monaci avevano messo in atto [...]. I momenti più convincenti nelle scene di vita quotidiana, nel senso di amore per la natura che i trappisti coltivano, nel rispetto tra uomini e cose che si legge nei gesti di tutti i giorni.
XAVIER BEAUVOIS - Bruay-en-Artois (Francia), 1967
“Beauvois è un cineasta poco frequentato e poco amato dalla critica cinematografica italiana, anche da quella più accorta. Il suo cinema esprime un gusto che se da un lato può essere considerato estremamente cinephile, dall’altro si ancora a un sentire crudo e diretto. È in questa sua apparente mancanza di eleganza che va ricercata la sua forza e la sua potenza, assimilabile per certe pulsioni e violenze a Bruno Dumont, se non fosse che i due sono diametralmente all’opposto ideologicamente. Beauvois, inevitabilmente, si fa portatore di uno spiritualismo primordiale, aconfessionale, tipicamente francese che s’incarna nell’aderenza ai corpi e a certi paesaggi brulli e ostili del nord della Francia. Pulsa nel suo cinema una religiosità animale immediata, cui è negato però l’abbraccio con il trascendente. Beauvois, come Maurice Pialat e al contrario di Dumont, resta al di qua, nel mondo” (Nazzaro, 2010). Xavier Beauvois comincia a lavorare nel mondo del cinema come assistente alla regia di Téchiné e di Manuel de Oliveira. All’età di 23 anni debutta come regista con il lungometraggio Nord (1991), ben accolto dalla critica. Nel 1995 firma N’oublie pas que tu vas mourir, una delle opere più discusse e controverse di Cannes ‘95 (dove ottiene il Prix du Jury). Come nel precedente Nord, è ricorrente il pensiero della morte, dell'annientamento, dell'autodistruzione. Protagonista è ancora un giovane che decide di mettere fine ai propri giorni in maniera quantomeno originale. Dirige quindi Selon Matthieu (2001), ignorato da critica e pubblico, e Le Petit Lieutenant (2005), premiato con il Label Europa Cinemas. Uomini di Dio (2010) è il suo quinto lungometraggio, il primo a essere distribuito in Italia.
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