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Lunedì 2 marzo Ore 16:15 - 20:15 - 22:30
THE SPIRIT OF'45
(Regno Unito, 2013) di Ken Loach – dur. 94' - Documentario
Con materiale di repertorio e testimonianze dirette, Ken Loach ripercorre lo spirito che portò nel 1945 alla vittoria schiacciante del partito laburista in Gran Bretagna e alla sconfitta del conservatore Churchill che pure aveva vinto la guerra. Le condizioni di povertà estrema in cui versava il Paese negli anni precedenti il conflitto, indussero il popolo a ribellarsi e a scegliere la strada che avrebbe portato un rinnovamento radicale dello stato sociale.

Così la critica:
Paola Casella (MyMovies)
Lo spirito del '45, secondo il regista inglese Ken Loach, era «un'idea nobile, popolare e acclamata dalla maggioranza della popolazione»: un moto di solidarietà sociale nato dalle macerie della Seconda Guerra Mondiale e improntato alla condivisione e al mutuo soccorso. Attraverso immagini d'archivio e interviste a chi l'ha vissuto, Loach racconta quel momento storico in Gran Bretagna, le conquiste sociali raggiunte e il loro successivo smantellamento a partire dal governo Tatcher. Il documentario parte da una tesi ben definita e procede ad illustrarla accantonando ogni pretesa di neutralità e assumendosi la responsabilità di un punto di vista apertamente schierato. Del resto non ci si potrebbe aspettare da Loach, da sempre campione delle classi economicamente e socialmente più deboli, un distacco emotivo di fronte alle testimonianze degli anziani ex minatori, metalmeccanici, ferrovieri, portuali, postini e infermieri che fanno da narratori di questa storia di speranza e disillusione.

Alessandra Levantesi (La Stampa)
Che Ken Loach sia regista schierato, si sa, e di certo non sarebbe lui a negarlo. Ma, nel suo caso, che significa schierato? “The Spirit of ‘45” è un documentario che in uno splendido bianco e nero rievoca, fra interviste e materiali di archivio, le miserande condizioni di vita del proletariato britannico prima del secondo conflitto mondiale; poi passa a raccontare il numero incredibile di riforme e nazionalizzazioni varate nel giro di pochi anni dal premier laburista Clement Attlee, quando a sorpresa nel '45 il suo partito vinse le elezioni contro i conservatori capitanati dall'«eroe di guerra» Winston Churchill; quindi si conclude mostrando con quale spregiudicatezza Lady di ferro Margareth Thatcher si premurò di cancellare buona parte di queste conquiste sociali

KEN LOACH - Nuneaton (Inghilterra, Regno Unito), 1936
«Cinema di non-eroi, di gente comune sorpresa dei gesti quotidiani, di resistenza per l'affermazione del diritto alla vita» (Barbera, Cineforum, 1994). «Ken Loach è uno dei registi contemporanei più graffianti del cinema mondiale. L'impegno e la funzione sociale che i suoi film svolgono deriva tutta dall'attacco alla struttura e all'ideologia della società borghese - capitalistica che opprime chiunque sia da essa sfruttato, in particolar modo emigrati e disoccupati desiderosi di un senso di giustizia e di un ideale coerente alla loro dignità di lavoratori e di uomini. Tutti i personaggi tratteggiati da Loach, nessuno escluso, sono carichi di tensione, di determinazione, di un riscatto che a volte avviene e a volte no, ma sempre e comunque dotati di una grandissima forza d'animo e di carattere che ne fanno degli individui attenti e responsabili verso gli altri, in netta contrapposizione con un mondo che diventa ogni giorno più egoista e indifferente (…) Maestro indiscusso di quelle storie piene di contraddizioni, di doppie vite che sfociano poi in casi estremi che portano addirittura a rompere ogni tipo di legame con la società di appartenenza, i suoi film continuano ad attaccare ferocemente qualsiasi proiezione dell'elemento sociologico dell'Istituzione: la burocrazia del welfare (“Ladybird Ladybird”, 1994), le dittature (“Terra e libertà”, 1995, e “La canzone di Carla”, 1996) e l'apparato politico (“My name is Joe”, 1997). Ken Loach sta dalla parte dei clandestini messicani che passano il confine in California per lavorare in America (“Bread and Roses”, 2000), dalla parte dei disoccupati di Sheffield (“Paul, Mick e gli altri”, 2001) e degli adolescenti (“Sweet Sixteen”, 2002), descrivendo con una cura minuziosa la loro quotidianità del vivere» (Secchi Frau).
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