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Lunedì 23 febbraio Ore 16:15 - 20:15 - 22:30
IL PASSATO
(Francia, 2013) di Asghar Farhadi - dur. 130’
Con Bérénice Bejo, Tahar Rahim, Ali Mosaffa, Sabrina Ouazani, Pauline Burlet, Elyes Aguis, Babak Karimi, Valeria Cavalli, Jeanne Jestin.
Dopo quattro anni di separazione, Ahmad arriva a Parigi da Teheran su richiesta di Maria, la moglie francese, per espletare le formalità del loro divorzio. Durante il suo breve soggiorno, Ahmad scopre il rapporto conflittuale che Maria ha con sua figlia, Lucia. Gli sforzi Ahmad per cercare di migliorare questo rapporto sveleranno un segreto del passato.

Premi:
Vincitore di 14 premi internazionali (più 27 nomination) tra cui Migliore Attrice (Bérénice Bejo) e Premio della Giuria Ecumenica al Festival di Cannes e una nomination ai Golden Globes (Film straniero).

Così la critica:
Alberto Crespi (L’Unità)
Farhadi costruisce i film meravigliosamente, calando in ogni dialogo informazioni che portano avanti la trama e piccoli misteri che creano una suspense psicologica degna di Hitchcock. Infine gli attori, tutti stupendi: Ali Mossafa, Bérénice Béjo, Tahar Rahim e il solito, bravissimo Babak Karimi che, vivendo in Italia, è anche il curatore del doppiaggio nella nostra lingua. In due parole: grande film. Altre due parole: da vedere.

Alessandra Levantesi Kezich (La Stampa)
Intimista la fotografia di Mahmoud Kalari, di intonata naturalezza gli interpreti – a partire dalla Bérénice Béjo di “The Artist” in una prestazione asciutta e interiorizzata – e splendida la sceneggiatura.

Federico Pontiggia (Il Fatto Quotidiano)
Dopo la separazione, il divorzio. Dopo l'en plein a Berlino e l'Oscar miglior film straniero con “Una separazione”, l'iraniano Asghar Farhadi ritorna su coppia e conflitti, ma rincara la dose con due p(a)esi e due culture: “Le passé” (“Il passato”) si gioca tra Iran e Francia, divorzio e conseguenze, unione e dolore. Nel cast, il marito Ali Mosaffa, la moglie Bérénice Bejo (“The Artist”) e Tahar Rahim (“Il profeta”); Farhadi scavalla i confini, ma non le geometrie relazionali: l'Iran cinematografico oggi è lui, import/export d'autore.

ASHGAR FARHADI - Isfahan (Iran), 1972
Farhadi compie studi teatrali e cinematografici prima di dedicarsi alla regia e alla sceneggiatura. I suoi primi tre lungometraggi (che non hanno distribuzione da noi pur ottenendo premi ovunque) hanno in comune lo stile di una piéce teatrale con molti dialoghi, pochi luoghi, costruzione per scene madri. Premiato a Berlino per la migliore regia, “A proposito di Elly” (2009) è uno straordinario successo ovunque fuorché Italia, dove lo abbiamo visto in 22.095. Farhadi vi «conferma la predilezione per i luoghi unici, l'indagine psicologica, l'esplosione di conflitti in gruppi apparentemente omogenei e sereni. Il film è girato benissimo, con una tecnica di ripresa che mantiene alta la tensione giocando più sui conflitti che non sugli eventi» (Rossi, Cineforum). Premiato addirittura con L’Oscar, il successivo “Una separazione” è per Piacenza (CdSera) semplicemente «un film imperdibile sull'Iran di oggi, dove la menzogna regna sovrana e solo i bambini sanno leggere la realtà». «Dinamico ai limiti della frenesia quanto a narrazione, ma - proprio come “About Elly” - assolutamente pessimista quando si tratta di sciogliere i complessi legami che intercorrono fra i personaggi, è soprattutto un grandioso, quasi virtuosistico, esercizio di scrittura, che riesce in due ore a sfiorare una molteplicità impressionante di temi, scarrellando con naturalezza dal pubblico al privato e gettando più di un amo sulla realtà sociale e politica dell'Iran contemporaneo» (Di Lino, Cinemavvenire).
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