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Mercoledi' 5 Marzo In collaborazione con il D.A.M.S.
Due proiezioni: ore 16,15 - 21,15
FANNY E ALEXANDER
(Fanny och Alexander) di Ingmar Bergman, dur. 197', Svezia 1981
(riduzione dalla versione televisiva di 312’)
Con Erland Josephson, Pernilla Allwin, Gertil Guve, Harriet Andersson
La tormentata saga della famiglia Ekdhal di Uppsala agli inizi del secolo, vista con gli occhi dell’adolescente Alexander e della sorellina Fanny. Fortemente biografico, è il film-testamento di Bergman e un omaggio al teatro e al cinema: due mondi nei quali “tutto può accadere, tutto è possibile e verosimile”.
Vincitore di 21 premi internazionali (+7 nominations), tra cui:
· Premio Oscar 1983: Miglior fotografia, Miglior scenografia, Migliori costumi, Miglior film straniero, Miglior regia (nomination), Miglior sceneggiatura (nomination)
· Golden Globes 1984: Miglior film straniero
· Nastri d’agento 1984:Miglior film straniero
· David di Donatello 1984: Miglior film straniero, Miglior sceneggiatura straniera, Miglior regista straniero
· Mostra del cinema di Venezia 1983: Premio Fipresci
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Così la critica:
(cinemadelsilenzio.it):
“Fanny e Alexander” è prima di tutto una storia. Narrata con impareggiabile maestria registica, interpretata dalla gran parte di quegli straordinari attori che hanno accompagnato la carriera di Bergman, fotografata da Sven Nikvist, è la storia di un ragazzo che, erede di una tradizione teatrale, impara ad evadere ed interpretare il mondo attraverso l’immaginazione e la magia. Che rifiuta il rito della morte e i precetti religiosi, fino a constatare l’assenza di Dio.
Commovente e tremendamente lucido. ETERNO.
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Sergio Trasatti (Il Castoro)
Nello stato d’animo di chi scrive un testamento spirituale, Bergman pose mano nel 1981 a uno dei suoi film più belli e completi, “Fanny e Alexander”. Sofferente più del solito per una colite che lo ha accompagnato per tutta la vita, convinto oramai di dover pagare un pedaggio all’età avanzata, soggetto più del solito a notti insonni, incline più del solito a brontolamenti e isterismi, si sentiva anche insoddisfatto dei risultati. Lavorava tutti i giorni, dalle otto in poi, negli studi di Sundbyberg, un tempo famosi ma negli anni ottanta alquanto decaduti, e destinati per lo più a modeste produzioni televisive. Nacque così un capolavoro, con connotazione fortemente autobiografica che si presenta come una summa della poetica dell’autore e come una ricca ricapitolazione della sua predicazione laica, dei suoi dubbi, delle sue convinzioni.
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BERGMAN Ingmar – Uppsala, Svezia, 1918 – Stoccolma, Svezia, 2007
Con un’infanzia segnata dalla rigida figura paterna, comincia la carriera artistica al Teatro Reale dell'Opera di Stoccolma. Dopo l’esordio registico con ‘Piove sul nostro amore’ (1946) è con ‘La prigione’ (1948) che si delineano i temi ricorrenti dei film di Bergman: Dio, il Diavolo, il tormento spirituale. Il primo grande successo lo ottiene nel 1950 con ‘Un'estate d'amore’, film sulla rievocazione dell'adolescenza. Alla fine degli anni Cinquanta ottiene la definitiva consacrazione con ‘Il settimo sigillo’ (1957, ambientato in un suggestivo Medioevo), ‘Il posto delle fragole’ (1958), ‘Alle soglie della vita’ (1959, miglior regia a Cannes) e ‘La fontana della vergine’ (1959). La sua successiva filmografia comprende ‘Come in uno specchio’ (1962), ‘Luci d'inverno’ (1962), ‘Il silenzio’ (1963), ‘Persona’ (1966), ‘Passione’ (1969), ‘Il flauto magico’ (1972), ‘Sussurri e grida’ (1973), ‘L'uovo del serpente’, (1977), ‘Fanny ed Alexander’ (1982). Dopo 40 anni di cinema, sceglie di occuparsi solo di teatro e di televisione.
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